Servizi segreti e Finanza una rete in dote a Bisignani
I VERBALI
Da Toro ad Arcibaldo Miller
"Così Papa controllava le procure"
Molti i nomi di magistrati finiti nell'ordinanza del Gip di Napoli sull'inchiesta su Bisignani che dice ai giudici: "Quando parlo di giri e giretti del deputato del Pdl mi riferisco all'ambito napoletano. Lì lui attingeva informazioni"
Alfonso Papa
Napoli, Luigi Bisignani ai domiciliari Coinvolto anche Alfonso Papa del Pdldi FRANCESCO VIVIANO
ROMA - Roma, Napoli, Trani, Bari, Milano. Una rete che gli permetteva di entrare nelle procure di mezza Italia. Tra fascicoli e segreti d'ufficio. Alfonso Papa, già magistrato poi deputato Pdl, aveva amicizie importanti e, a quanto pare, loquaci. Tanto loquaci da procuragli, a suon di informazioni riservate, uno scranno in Parlamento. Un giro che partiva da Bisignani, toccava molti esponenti della maggioranza e arrivava dritto al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta.
Tanti i nomi di magistrati finiti nell'ordinanza del gip del tribunale di Napoli. Amici di una vita, colleghi di vecchia data, militanti della sua stessa corrente, Unicost, ma anche molte toghe che non sapevano di passare informazioni al collega assetato di potere. Che era interessato alle inchieste più importanti: la P3 di Roma, la P4 di Napoli e quella sul G8.
Ma, più in generale, a qualsiasi fascicolo coinvolgesse qualche politico. Spuntano così il nome del procuratore capo di Bari, Antonio Laudati, con cui Papa diceva di essere in buoni rapporti e dell'ex procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, già coinvolto nell'inchiesta sui Grandi Eventi. L'amicizia tra i due era di dominio pubblico. Maria Elena Valanzano, assistente parlamentare di Papa, il 18 febbraio scorso, mette a verbale: "Per quanto riguarda l'ambito giudiziario romano, Papa spesso mi parlava dei suoi contatti e delle sue aderenze con il procuratore Achille Toro e con il figlio, Camillo". Un legame molto stretto, tanto da cercare di dare una mano all'amico caduto in disgrazia. Il 9 marzo 2011 Bisignani chiarisce: "Era molto amico dell'allora procuratore aggiunto di Roma Achille Toro e del figlio Camillo. Al riguardo più volte mi chiese di poter trovare qualche incarico per Toro".
Alcune delle toghe citate sono state sentite dal pm John Henry Woodcock. Come nel caso di Arcibaldo Miller che fu "maestro" proprio di Woodcock. Il capo degli ispettori di via Arenula, citato in alcune conversazioni si è difeso: "Voglio ribadire di non aver mai chiesto a Papa di interessarsi delle vicende processuali nella quali è comparso il mio nome".
Dall'inchiesta emerge anche che l'onorevole avrebbe tentato di "contattare" il vice presidente del Csm, Michele Vietti. A raccontarlo è la sua ex assistente, Maria Roberta Darsena, una a cui Papa teneva parecchio, tanto da regalarle una Jaguar. È il 12 aprile, la donna spiega: "Dissi a Papa che ero stata a una cena con Vietti, al riguardo mi fece un sacco di domande e mi chiese con insistenza morbosa quale fosse il ristorante, che io non ricordavo, e tutti i dettagli della serata". La procura decide quindi di convocare Vietti, ritenuto una "possibile vittima dell'acquisizione di fatti privati a scopo di pressione". Le sue dichiarazioni non vengono nemmeno riportate. I contatti migliori erano, però, quelli partenopei. "Diceva che a Napoli, in ambito giudiziario, la "comandava lui"", ha spiegato Luigi Matacena ai magistrati. Rapporti consolidati, a detta dello stesso Bisignani. "Quando parlo di Papa, dei suoi "giri" o "giretti" e delle sue "fonti" dalle quali attingeva notizie riservate di matrice giudiziaria, faccio riferimento all'ambito napoletano, nel senso che mi ha sempre detto di avere amicizie e legami tra le forze di polizia e in procura a Napoli".
Contatti continui, le informazioni sui procedimenti a carico dei politici sono merce di scambio. L'ex Presidente della Corte di Appello di Salerno, Umberto Marconi, coinvolto anche nell'inchiesta P3 per il falso dossieraggio nei confronti di Caldoro, ha detto al collega Woodcock: "Sono certo che Papa abbia spiegato e spieghi le proprie energie intrecciando rapporti con i carabinieri, con i servizi segreti... concentrato sempre ad agire nell'ombra. Papa ha praticamente a disposizione delle "truppe" che utilizza per perseguire i suoi scopi personali". La trama puntava dritto a palazzo Grazioli. Lo stesso Giacomo Caliendo, sottosegretario alla Giustizia, il 9 dicembre racconta: "Dopo le ultime elezioni il presidente Berlusconi, in una occasione, mi chiese notizie su Papa dal momento che aveva ricevuto qualche segnalazione diretta a fargli ottenere un incarico".
(17 giugno 2011) © Riproduzione riservata
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Bisignani l'uomo dei misteri, da P2 a Enimont
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di Leandro Del Gaudio
NAPOLI - Una pen drive sequestrata, ma anche contatti che spingono a guardare negli apparati delle forze dell’ordine, a cercare eventuali collegamenti con la P4. Scenario investigativo facile da intuire, ventiquattro ore dopo gli arresti del lobbista Luigi Bisignani (ai domiciliari) e l’ordine di arresto per il parlamentare-magistrato Alfonso Papa (la Camera si riunisce il prossimo 22 giugno per valutare l’ordinanza emessa dal gip di Napoli). Oltre cento testimoni in Procura, l’inchiesta punta in alto o contiene elementi degni di approfondimento, specie per quanto riguarda il presunto «sistema informativo parallelo» costruito sull’asse Papa-Bisignani, con il contributo di esponenti delle forze dell’ordine non ancora identificati.
Lo scorso marzo Bisignani è stato chiaro: «In alcuni casi ho riportato informazioni al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta». Poi: «A lui - ha insistito il faccendiere - riportavo quanto Papa mi relazionava, in merito a notizie che acquisiva grazie ai suoi legami con ambienti giudiziari». Un passaggio smentito dallo stesso sottosegretario. Ascoltato come testimone (quindi non in presenza di un difensore e in mancanza di contestazioni della Procura), Letta viene tirato in ballo anche nel corso delle dichiarazioni rese ai pm napoletani dal direttore de L’Avanti Valter Lavitola, a proposito del curriculum di Enrico La Monica che tanto si affaticava nella raccolta di informazioni, in vista di una nomina nei servizi segreti: «Avrei potuto fare ben poco per aiutarlo - spiega Lavitola - dal momento che come è noto in Italia chi decide effettivamente su tutto ciò che riguarda i servizi, civili e militari, è Gianni Letta con il quale io non sono in buoni rapporti». Un punto di merito per il sottosegretario, visto il coinvolgimento poco chiaro di Lavitola quest’estate nella vicenda della casa di Montecarlo e del cognato di Fini.
Vicenda ancor più strana, quella delle aspirazioni di La Monica all’Aise, forse il punto chiave dei contatti ancora inesplorati della P4 negli apparati che contano. All’Aise il suo curriculum è arrivato, con tanto di segnalazione, ed è stato ascoltato nel corso di un colloquio. Qual è stata la procedura per convocare La Monica? O meglio: chi lo ha raccomandato? Inchiesta condotta dall’aggiunto Francesco Curcio e dai pm Francesco Greco ed Henry John Woodcock, agli atti testimonianze che pesano, finite al vaglio del gip Luigi Giordano. Rapporti tra il deputato Pdl Papa e alti ufficiali della guardia di finanza, ma anche del Ros e dei carabinieri, contatti con gente del calibro di Pompa e di Pollari (estranei all’inchiesta P4). Chi sono gli altri presunti componenti del «sistema di potere parallelo»? C’è un paragrafo, nella richiesta di arresti valutata dal gip, che parla chiaro sin dal titolo: «Le risultanze investigative relative al potere relazionale e di influenza del sodalizio. Associazione segreta di cui alla legge Anselmi». Nomi, numeri di telefono, professione: tutto in uno dei file sequestrati alla convivente di Enrico La Monica, il maresciallo del Ros dallo scorso autunno in Senegal (formalmente per problemi di salute) da due giorni latitante.
Una storia ancora tutta da scrivere quella della presunta P4. Sulle frequentazioni di Papa con esponenti delle forze dell’ordine vengono ascoltati come testimoni anche il procuratore di Nola Paolo Mancuso (ex vicecapo del Dap) e il capo dell’ufficio ispettorato di via Arenula Arcibaldo Miller. È il due dicembre scorso, quando Miller spiega: «Mi sembra che il Papa avesse rapporti di conoscenza con il generale Pollari, non so dire a quale contesto si riferissero». Anche Paolo Mancuso lo scorso 11 gennaio ha spiegato: «Per quanto mi fu riferito da Umberto Marconi o forse da altri colleghi, il Papa era molto vicino a Pollari e per questo motivo era riuscito ad ottenere, non so a che titolo, una scorta della guardia di finanza e un appartamento nella zona centralissima di Roma».
Poi c’è il capitolo imprenditori. Copertura giuridica in cambio soldi, regali e favori, girati a conoscenti e collaboratrici, in una ricostruzione accusatoria tutta da verificare che ora attende la versione difensiva. Poi: grandi affari, come la trasformazione in albergo della sede del Poligrafico a cui è interessato l’imprenditore Valerio Carducci (qui sentito come teste), ma anche di vip della politica come Luca Barbareschi che ai pm dichiara di essersi rivolto a Bisignani per una segnalazione a direttore artistico dello Stabile di Roma. Tutti da Bisignani, che lunedì sarà ascoltato a Napoli dal Gip Giordano. Difeso dai penalisti Fabio Lattanzi e Gianpiero Pirolo, il faccendiere attende sereno in famiglia nella sua villa di via Trionfale a Roma: si dice sorpreso per i domiciliari, amareggiato per il coinvolgimento di Letta.
Venerdì 17 Giugno 2011 - 23:55
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Oggi Luigi Bisignani, giornalista e lobbysta, verra' ascoltato dai pm. Potrebbero saltare nuove indiscrezioni e altri nomi nell'inchiesta.
Roma - Il capo del governo sostiene di non avere paura di nessuno, tantomeno dei giudici, ma il caso P4 ha gia' sconvolto il paese e rischia di diventare molto dannoso per il governo. Il timore, già emerso nelle scorse ore, è che l'inchiesta possa lambire altri esponenti del centrodestra. Non è un caso che stamane a Palazzo Grazioli si sia tenuto un vertice tra il premier, Gianni Letta, Angelino Alfano e Niccolò Ghedini. La preoccupazione, nell'immediato, è una nuova ondata di rivelazioni sulla stampa, se non addirittura l'emergere di nuovi indagati.
L'indagine e' la prova che dopo il referendum che ha abrogato definitivamente il legittimo impedimento le procure sono tornate all'assalto: Silvio Berlusconi in Cdm ribadisce a Gianni Letta la sua stima e fiducia, ma non nasconde con i suoi interlocutori i timori per l'inchiesta sulla cosiddetta 'P4'. Tutto il Pdl e' schierato al fianco del braccio destro del premier, tirato in ballo nell'indagine che ha portato Luigi Bisignani agli arresti domiciliari.
Naturalmente da parte del partito di via dell'Umilta' c'e' la volonta' nel testimoniare il valore della figura del servitore dello Stato, ma anche il sospetto che siano in arrivo provvedimenti giudiziari che possano provocare un altro scossone all'esecutivo. Nella maggioranza e' scattato l'allarme: se puntano al bersaglio grosso, allora vuol dire che ci sara' un colpo di Stato, si spinge a dire un ministro.
A riprova dell'aria tesa che si respira tra i seggi della maggioranza, e' stato indetto un vertice straordinario. Di buon mattino Silvio Berlusconi, insieme ad Angelino Alfano e Niccolo' Ghedini, si confronta con Letta. La linea e' quella di respingere ogni attacco, ma la preoccupazione resta, anche perche' - riferiscono fonti parlamentari del Pdl - non si conosce ancora la reale portata dell'inchiesta. Il timore e' che ci possano essere sviluppi e che le indagini napoletane possano sfociare anche in un filone romano dell'inchiesta.
Molti parlamentari del Pdl fanno notare come il sottosegretario alla presidenza del Consiglio non goda dell'immunita' parlamentare, "in quanto - sottolinea anche Pier Ferdinando Casini - ha sempre rifiutato di stare in Parlamento per mettersi al servizio gratuito della politica".
Il sottosegretario nel corso della giornata ha avuto colloqui con Napolitano e il presidente della Camera, Gianfranco Fini. A chi lo ha incontrato ha ribadito di essere completamente estraneo alla vicenda. Vicenda ritenuta un teorema giudiziario basato sul nulla. Sono cose che non esistono, e' stata la risposta dell'interessato ad un esponente dell'esecutivo preoccupato per la situazione.
Da tempo il presidente del Consiglio ritiene che ci sia un attacco giudiziario in corso e ha ribadito ai suoi la volonta' di opporsi con tutte le forze ad ogni offensiva dei magistrati. "Io non ho paura di nessuno, la maggioranza tiene assolutamente", ha spiegato anche ai cronisti.
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