mercoledì 20 ottobre 2010



La decadenza del servizio pubblico
La Rai è sempre sulle prime pagine dei giornali, mai per un fatto positivo, ad esempio lo straordinario lavoro svolto in questi anni dalle Teche, dirette da Barbara Scaramucci, che hanno permesso la realizzazione del film di Salvatores 1960 in onda su Rai3, realizzato interamente con materiale di repertorio, a dimostrazione che in Rai ci sono seri professionisti che se lasciati lavorare sanno ancora produrre programmi di qualità.

Cosa lascerà ai posteri la tv attuale: gli insulti di Sgarbi? I processi in diretta? I reality? La disinformazione? La cronaca, invece, dà un’immagine di un’azienda in grande affanno, molto litigiosa, che mette continuamente in discussione i prodotti più rappresentativi. L’immagine del servizio pubblico si appanna sempre più e il telespettatore sceglie altre tv. Alcuni esempi: Paolo Ruffini viene cacciato dalla direzione di Rai3, un giudice lo ricolloca in quanto la sostituzione è avvenuta per ragioni politiche. B. è molto alterato perché Annozero parla ancora del caso Spatuzza, viene intercettato dalla Procura di Trani mentre inveisce contro il consigliere Agcom Innocenzi (poi dimessosi): “Fate schifo, bisogna chiudere tutto”. Innocenzi chiama immediatamente il direttore generale, il quale risponde a proposito della trasmissione di Santoro: “Sai, la stiamo aggiustando, stiamo facendo di tutto, abbiamo mandato via pure Ruffini”. Santoro sospeso per dieci giorni, visto i precedenti è legittimo pensare che il procedimento disciplinare non sia solo per il “vaffan bicchiere”. A causa di ciò non dovrebbero andare in onda due puntate di Annozero, il programma più visto della Rai (superato solo da qualche fiction e dalle partite della nazionale di calcio), Santoro 24% di share, Bonolis 22%, che regalo per Mediaset. I tre direttori Mazza, Liofredi e Ruffini mandano una lettera al dg rivendicando le autonomie editoriali e il ripristino del comitato editoriale che non si riunisce più da mesi. Tre vicedirettori generali (scrive il Manifesto) contestano, anche loro con una lettera, la mancanza di collegialità e le decisioni unilaterali di Masi e dell’altro vice Marano.

Lo stesso Masi non trova di meglio che partecipare alla trasmissione di Rai 2. Ultima parola per motivare i dieci giorni di sospensione inflitti a Santoro, trasmissione dove per l’ennesima volta Sgarbi dà del fascista a Peter Gomez, della merda a destra e a sinistra. Vi ricordate la vicenda Meocci, il direttore generale della Rai voluto da B., incompatibile per legge con l’incarico? Sul caso intervennero prima l’Agcom (15 milioni di multa), poi la Corte dei Conti condannando chi lo mise al vertice Rai, al risarcimento erariale di 35 milioni di euro, soldi che l’azienda aveva investito per promuovere la propria immagine nel periodo della querelle Meocci. Quanto costerà tutto quello che sta accadendo al contribuente?




L'INTERVISTA
Fazio: "Non può essere una guerra garanzie serie o salta tutto"
Il conduttore sulla polemica sullla messa in onda di "Vieni via con me". Compensi: "Benigni è un artista, non è la Croce Rossa che accorre gratis". I temi: "L'azienda sapeva di cosa ci saremmo occupati: mafia e politica, rifiuti, L'Aquila, macchina del fango. Capisco faccia paura"
di SILVIA FUMAROLA

Fabio Fazio

ROMA - "Senza garanzie non vado in onda". La giornata di passione non è finita, Fabio Fazio ha le idee chiarissime: "Un programma non è una guerra, devono essere tutti d'accordo: non è possibile continuare a trovarci davanti ostacoli di ogni genere. Voglio che mi dicano: andate in onda su RaiTre con "Vieni via con me", vogliamo fare questo programma, ci crediamo. C'è la volontà. A oggi non mi pare ci sia". Gli "ostacoli" in questi mesi di preparazione, si possono elencare: prima le puntate previste sono quattro, poi diventano due, (in onda contro le partite di Coppa dei Campioni, scelta curiosa), poi tornano a essere quattro, ma la trasmissione non va in onda più il mercoledì, bensì il lunedì contro il Grande fratello (Saviano avrebbe parlato di camorra, nel reality c'è il figlio di un camorrista), una scelta di palinsesto suicida. Ultimo, ma tecnicamente è il primo, c'è il problema dei contratti: la redazione lavora e non sono stati ancora firmati; si aggiunge l'ostacolo della costumista, "che dev'essere interna", peccato che nella sede Rai di Milano non ci sia. Poi c'è lo studio messo a disposizione, si scopre che è quello più piccolo.

Fazio, dopo questa giornata che conclusione trae?
"Che non ci sono le condizioni per andare in onda. Quello a cui pensavamo io e Roberto Saviano era una trasmissione per raccontare l'Italia, ma anche per divertirci. Si fa televisione in tanti modi, a noi piace parlare di cose serie ma anche sorridere. Ci è passata la voglia. Se costruisci un programma devono essere tutti d'accordo, per prima l'azienda per cui lavori. Deve volerlo come lo vuoi tu, dobbiamo stare tutti dalla stessa parte".

Non è esattamente il quadro di questi giorni.
"Infatti non c'è più lo spirito, mi sembra che si sia spostato tutto su un piano che non è televisivo. Non ha senso".

Saviano che le ha detto?
"Ormai parla del programma usando l'imperfetto. Mi sembra significativo. Rispetto Roberto e lo capisco, senza di lui questo progetto non ha ragione di esistere. La sua non è una presenza qualunque, è una testimonianza civile, e anche la tv di Stato dovrebbe proteggerlo".

Quindi anche lei usa l'imperfetto?
"Guardi, io mi aspetto risposte e garanzie. Garanzie vere, non quelle del momento. Significa che non voglio far ripartire la macchina e poi, fra due, tre giorni, o il 7 novembre, 24 ore prima della messa in onda, s'inventano qualche altro problema. Perché non è accettabile. Non lavoro contro nessuno".

Aveva concordato anche i temi che avrebbe affrontato?
"Certo. L'azienda sapeva benissimo gli argomenti di cui ci saremmo occupati: mafia e politica, emergenza rifiuti, carceri, la ricostruzione all'Aquila, la delegittimazione e la macchina del fango. Capisco che fanno paura".

Lei si aspetta garanzie: chi dovrebbe dargliele?
"Le chiedo alla Endemol, che produce la trasmissione, e alla direzione di RaiTre. Voglio capire una volta per tutte se ci sono le condizioni per andare avanti. Non sulla base di un ospite, ma di adesione al progetto. Devono garantirci che possiamo andare avanti serenamente: ripeto, un programma non è una guerra, c'è bisogno di collaborazione".

Al momento è ottimista?
"No. Le garanzie non sono arrivate. Al momento mi sembra molto difficile andare in onda".
Dalla direzione generale fanno sapere: nessun problema per la messa in onda, se Benigni vuole partecipare a titolo gratuito, la Rai ne sarà lietissima.
"Ecco, non mi sembra un metodo. Benigni è un artista, non è la Croce rossa che accorre ovunque gratis. Ringrazio chi si è reso disponibile, Albanese che verrebbe anche a titolo gratuito. Ma gli artisti sono persone che lavorano e devono essere pagati. Il punto è che un programma come questo senza ospiti non si fa, e noi i nostri li avevamo scelti. Non ci sono giustificazioni di natura economica, diciamoci le cose come stanno: evidentemente è un momento in cui la tv non può permettersi di raccontare la realtà. Ne prendo atto".

(20 ottobre 2010) © Riproduzione


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